lunedì, 13 novembre 2006

Massafra, 09 Novembre 2006
Agli organi di stampa

I DS di Massafra, raccogliendo anche le numerose voci di protesta di cittadini, sindacati e associazioni, sollecitano il Sindaco Dr. Tamburrano a tener fede all’impegno assunto per la convocazione di un Consiglio Comunale monotematico sul problema della TASSA DEI RIFIUTI.
Non vorremmo, infatti, che anche questa Amministrazione, come le altre che l’hanno preceduta, si limitasse soltanto a prendere atto della situazione esistente, addossando le responsabilità e le colpe ad altri e facendo colpevolmente trascorrere del tempo per acquietare gli animi!
È necessario invece, che l’Amministrazione attiva e l’intero Consiglio Comunale assumano impegni precisi miranti a:
· SOSPENDERE MOMENTANEAMENTE IL PAGAMENTO DELLA 1a RATA, IN ATTESA DI SOLUZIONI DEFINITIVE;
· ATTIVARE DA SUBITO UNA RACCOLTA DIFFERENZIATA DIFFUSA E QUALIFICATA PER LA RIDUZIONE DEL CONFERIMENTO DEI RIFIUTI NEI CASSONETTI;

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categoria: massafra, rifiuti, ds

sabato, 11 novembre 2006
“In piazza c’è stata una sparatoria, come nei cinema di sceriffi e la televisione ha parlato un sacco di questo fatto, che c’è stato una vittima innocente e questa vittima innocente era Rituccia”.

Sembrano righe prese dalle cronache degli ultimi giorni, tra le strade di Napoli, arterie che tornano a parlare, troppo puntualmente e troppo ciclicamente, la lingua del sangue, in questa città dove scorrono lacrime che tingono di noir la quotidianità.

Fino alla vita. Che è troppo spesso sofferta, stretta, repressa.

“La vita incagliata”, romanzo del casertano Del Giudice, è esplorare la vita della manovalanza, è scendere fino nei sobborghi dei sentimenti delle famiglie in odore di criminalità, è toccare le periferie e i centri dei rapporti tra affiliati; il lavoro di Del Del Giudice è riconoscere il camorrista come persona, è scandagliare i centri nevralgici della sua esistenza, di figli e mogli.

Il compito più ostico è capire dove inizi e dove finisca la normalità.

Nino, protagonista del romanzo, è figlio di Don Alfonso, genitore in odore di camorra, ma ragazzo come tanti, “normale” appunto: frequenta la scuola, passa i pomeriggi con Michele, il suo migliore amico, si invaghisce dell’insegnante venuta dal nord fino a confessare “io, quando mi faccio grande, mi voglio sposare alla maestra, che parla tischitoschi”; è, questa, la lingua settentrionale, idioma altro dal dialetto di Nino.

La lingua del nord e del sud, e poi il vocabolario di Don Alfonso, dell’Onorevole e del Ragioniere: forse è qui che si pone una barriera, che si intravede un muro a spezzare i rapporti tra molteplici normali: nel linguaggio, in quella forma esclusiva di rapporti che pesca i propri termini dai codici del rispetto e dell’onore: “a disposizione”, “state tranquillo”, “una buona parola”.

C’è come un’efficienza, nel muoversi di questi personaggi, che sembrano tenere in pugno le redini e i destini del mondo; figure e figuri che hanno in scacco anche le lingue e i pensieri di chi li circonda, vittime predestinate di un potere patriarcale secondo il quale le parole non dette, probabilmente, sono le migliori.

È qui, non altrove, che si cementa il rapporto tra Nino e sua madre: affetto, solidarietà, e le rose per Nennella, povera bambina andata via troppo in fretta per accendere un pensiero su questo mondo tornato a tingersi, ancora, di rosso sangue.



Ivano Stelluto



Attilio Del Giudice, La vita incagliata, Leconte, 2006.
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giovedì, 02 novembre 2006

Non affannatevi a spiegare l'amaro che masticheranno le future generazioni quando saranno vigenti le mannaie fiscali a firma centrosinistra; non producetevi in indicibili sforzi per far godere l'elettorato vostro del qualunquismo anticomunista; non arringate la gente sparando a zero contro la fiscalità, la lotta all'evasione, le nuove aliquote irpef. Ma, soprattutto, non usate l'arma della imposizione locale per far fascinosi i vostri discorsi. Oppure, se avete coraggio, ditela tutta. L'amara verità di un ottobre 2006. Siamo a Taranto, città martoriata dalla fabbrica dei veleni, dove la morte per tumore ai polmoni è una lotteria che non guarda in faccia a nessuno, con la puzza che sommerge ogni tentativo di sviluppo altro, con il mare a soffrire di una morte che arriva via terra. Giungere a Taranto è incrociare con lo sguardo piramidi di polveri sottili che, volatili e leggere, si poseranno nei meandri reconditi del vostro apparato respiratorio e cominceranno, inevitabilmente, a scavare la vostra pleura. Potrebbe anche andarvi bene.

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categoria: taranto, dissesto

 


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