Edizione 269 del 29-11-2005
Scalate, le ragioni di Fazio nella difesa dell’italianità
di Roberto Casalena
Molte delle banche autorizzate da Bankitalia nel 2003 (17) e nel 2004 (13) derivano da fusioni, incorporazioni e modifica dell’oggetto sociale delle società, con conferimento del ramo d’azienda facente capo ad una banca precedente. Sono, invece, pochi gli istituti di credito nuovi o con modifiche dell’oggetto sociale, e comunque tutti piccolissimi. Nel panorama dei nuovi ve ne sono diversi di emanazione di banche estere, come la “Compagnie generale de location d’equipments Cgl”, succursale italiana di banca estera comunitaria (Francia), con sede a Milano (con decorrenza dal 24 luglio2003); la “Banque Populaire Cote d’Azur - Società anonima Cooperativa di Banca popolare a capitale variabile”, succursale italiana di banca estera comunitaria (Francia), con sede in Lavagna, provincia di Genova (con decorrenza 20 giugno 2003); la “Hvb Bank of Ireland”, succursale italiana di banca estera comunitaria con sede a Milano (con decorrenza 9 settembre 2003); la “Abc international BankPlc”, succursale italiana di banca estera comunitaria (Regno Unito ) con sede a Milano, costituita con l’acquisizione delle attività e passività della “Arab Banking Corporation Bsc”, succursale italiana di banca extracomunitaria (Bahrein) con sede a Milano (con decorrenza primo gennaio 2004); “Alfunds Bank Sa”, succursale italiana di banca estera comunitaria (Spagna) sede in Milano (decorrenza 5 marzo 2004); “General Electric Capital Bank Sa”, succursale italiana di banca estera comunitaria (Spagna) con sede a Milano e abilitata a svolgere le attività di prestito; “Macquarie Bank Limited”, succursale italiana di banca estera extracomunitaria (Australia), sede in Milano (decorrenza 15 giugno 2005).
Invece, le nuove autorizzazioni (escluse quelle dovute a fusioni o per cessioni di rami aziendali) risultano le seguenti: “Banca modenese”, iscritta nell’albo delle banche dal 1° gennaio 2003); “Banca di credito cooperativo del Nord barese”, società cooperativa a responsabilità limitata, sede in Ruvo di Puglia, (decorrenza 27 gennaio 2003); “Banco Desio Lazio spa”, sede in Roma, (decorrenza 29 maggio 2003); “Banco di Lucca spa”, sede a Lucca (decorrenza 14 luglio 2003); “Nordest banca spa”, sede ad Udine (decorrenza 19 settmbre2003); Banca Alberini Syz&C.Spa”, con sede a Milano, risultante dalla modifica della società Alberini Syz&C. - Società di gestione del risparmio Spa (decorrenza 3 novembre 2003); “Banca Arner (Italia)spa”, sede in Milano (decorrenza 28 agosto 2003); “Banca di Credito cooperativo di Massafra, Società cooperativa per Azioni a responsabilità limitata” (decorrenza 24 dicembre 2003); “Banca Promos spa” sede in Napoli, risultante dalla modifica dell’oggetto sociale della società Promos di intermediazione mobiliare spa (decorrenza 1° gennaio 2004); “Ibl istituto bancario del lavoro spa” (Ibl banca) con sede a Roma, risultante dalla modifica dell’oggetto sociale della società istituto finanziario del Lavoro spa (decorrenza primo gennaio 2004); “Banca Galileo Spa” sede a Milano, risultante dalla modifica dell’oggetto sociale della Società Progetto Galileo Spa (decorrenza 5 gennaio 2004); “Banca Apuana-Credito cooperativo di Massa Carrara, società cooperativa per azioni a responsabilità limitata”, sede a Massa (con decorrenza 19 febbraio 2004); “Banca di Credito cooperativo di Cagliari, Società cooperativa a responsabilità limitata”, sede a Cagliari (con decorrenza 27 febbraio 2004); “Banca della nuova terra spa”, sede a Milano (con decorrenza10 febbraio 2004); “Istituto bancario romagnolo spa”, sede a Forlì (con decorrenza 31 marzo 2004); “Banca Emilveneta Spa”, sede a Modena (con decorrenza 29 ottobre 2004); “Banca di credito cooperativo per le pmi di Bergamo - società cooperativa a responsabilità limitata”, sede a Bergamo (con decorrenza 5 novembre 2004); “Banca Kbl Fumagalli Soldan Spa”, sede a Milano, risultante dalla modifica dell’oggetto sociale della società “Fumagalli Soldan società di intermediazione mobiliare spa” (con decorrenza 1 febbraio 2005); “Banca di Credito cooperativo Antonello di Messina - Società cooperativa per azioni a responsabilità limitata” sede a Messina (con decorrenza 13 aprile 2005 ).
Dalle autorizzazioni concesse da Bankitalia emergono alcuni aspetti di non poco conto: tutte le banche sono piccole o piccolissime; vi sono diverse trasformazioni di società di intermediazione in banca; risultano diverse banche estere che hanno aperto filiali; non sono state autorizzate nuove banche con un importante capitale sociale e risultano tutte marginali nel mercato. Come mai? Negli ambienti vicini a via Nazionale rilevano che il problema non è tanto quello del quantum del capitale, piuttosto della capacità di creare una rete sul territorio. Ed è per questo che le grandi banche estere, per entrare nel mercato italiano, danno le scalate a banche intermedie, come Antonveneta e Bnl. E non a caso l’Unipol ha a sua volta attuato la scalata alla Bnl, proprio per entrare nel settore bancario attraverso un istituto di credito dotato di una buona rete di sportelli sul territorio.
Dunque, la strada è tracciata e c’è da attendersi che altre banche europee, superate le Alpi, proveranno di nuovo a mettere le mani su banche regionali, o comunque intermedie. Bankitalia, d’altronde, conscia del fenomeno, ha cercato in qualche modo di tamponare la falla che si era aperta. E’ vero che siamo in Europa e nell’era della globalizzazione ma ciò non toglie che siamo deboli e che al di fuori dei soldi dei palazzinari, gli investimenti si sono ridotti all’osso, per cui la difesa dell’italianità delle banche potrebbe anche essere considerato a un bene. Ricordiamoci delle banche del Sud conquistate da quelle del Nord e non lamentiamoci poi se i denari del Sud vanno ad ingrassare il Nord. E ciò potrebbe anche accadere se le nostre banche, ultimo baluardo al credito industriale ed allo sviluppo, finissero in mani straniere e con esse i forzieri che vi sono racchiusi.
Ed il ministro Tremonti avrebbe deciso il varo della Banca del Sud, un grande istituto di credito, con il concorso di tutte le forze del Mezzogiorno, promotore lo Stato ad un costo pari a zero (10 milioni di euro), proprio per ridare al territorio del Sud una banca che sia più vicina alle esigenze della popolazione e delle imprese. Ma nonostante l’ostinazione di Tremonti nel perseguire il progetto, la nuova Banca del Sud si troverebbe a dover risolvere il problema degli sportelli. E la via più breve passa attraverso l’acquisizione di reti, magari duplicati di banche del Nord. Comunque non sarà un’impresa facile e ci vorrà del tempo. Forse la soluzione migliore potrebbe essere quella di trasformare Bancoposta in una vera e propria banca (circa 14 mila sportelli), facendola diventare la banca del Mezzogiorno. Ma anche in questo caso di problemi da risolvere ve ne sono, a cominciare dalla volontà politica di trasformare il settore parabancario delle poste in un istituto di credito, fino al possibile scontro con le banche che non vedrebbero di buon occhio la nascita di un nuovo colosso bancario concorrente, quale diverrebbe quello delle Poste.