Anche quest’anno, come da tradizione, arriva il Manifesto artistico di Nicola Andreace per II 56° Carnevale di Massafra, magia dello Jonio, sempre diverso da quelli degli anni scorsi. Contestualizzato nel presente coni suoi elementi geografici ed immaginifici, il poster carnascialesco del 2009, testimoniando l’immagine della Città e la storia di quest’anno, quella dell’unione tra il Comune con l’Associazione consortile del Carnevale di Massafra, rende visibile l’istituzione recentissima delle due maschere ufficiali , che sono festeggiate con brindisi, suoni e canti da altre Maschere classiche italiane, sul proscenio del paesaggio massafrese, ravvivato da un caldo cielo azzurro. Andreace, per il Carnevale di Massafra, tranne brevi interruzioni per mancanza di disponibilità economica, ha realizzato Manifesti artistici sin dal 1965, mai uguali, che, riportando l’evoluzione della Manifestazione, della società e della Città. documentavano la loro propria microstoria inserita nella macrostoria nazionale. Essi, quindi, con la loro concettualità, con le loro immagini, con le loro metafore gioiose ed ironiche sono stati sempre e sono veicolo di comunicazione che aiutano a conservare la memoria, insegnano a riflettere, pur nell’atmosfera spensieratamente scanzonata e, soprattutto, offrono -ed è la primaria finalità del nostro artista –l’immagine di una Massafra dinamica, veloce, arguta , sicura, assertiva. colta, capace di "modernità. Apprezzati da critici e collezionisti, per l'essenzialità del segno, gli arditi caldi accostamenti cromatici, la varietà dei caratteri grafici, gli addentellati tra la storia nazionale e quella municipale, i Manifesti di Andreace, vero patrimonio storico, sottolineano che la Manifestazione del Carnevale di Massafra risulta utile alla Comunità. perché promuove partecipazione e coesione sociale, realizzazione di progetti artistici, affermazione di valore e valori, progresso culturale, commerciale ed economico.
Massafra, gennaio 2009 / Segreteria del Centro studi, ricerche e documentazione “Segmenti d’Arte”

Numerose Città italiane hanno come simbolo del Carnevale una immagine, consolidata nel tempo, che, rispecchiando la peculiarità caratteriale della propria gente nella loro zona, è facilmente decifrata dovunque. Sul loro esempio, ho progettato un logo per la Maschera del Carnevale di Massafra che sintetizza storia, folclore e cultura, ironia e amore per la propria terra e che, trascendendo la cronaca, può essere facilmente individuata e riconosciuta da tutti. Nel nostro territorio, zona dell’arco ionico, gli abitanti di ogni cittadina sono configurati da sempre in un modo specifico: il tarantino è Panariedde, il martinese Faluòteche, il mottolese Capetuoste, il palagianese Buttatizze, il massafrese Pagghiùsë. Ispirandomi, quindi, al nomignolo Pagghiùsë, attribuito dalla tradizione , solo e unicamente, al massafrese, perché s’infiamma di colpo per ogni iniziativa, si emoziona con passionalità, ma poi brucia subito tutto come fuoco di paglia, ho ritenuto che “Lu Pagghiùsë” possa simboleggiare e rappresentare la Maschera del Carnevale di Massafra. Il soprannome scherzoso, che coniuga l’associazione al luogo e alle radici, il rapporto e la differenza tra una città e l’altra di una stessa provincia, sottolinea non solo l’estroversa impulsività caratteriale del massafrese, ma ne indica anche la sua simpatia, per la sua elasticità, la sua capacità di accondiscendenza, e, soprattutto, di accoglienza, dopo la sua iniziale inflessibilità. La Maschera”Lu Pagghiusë”, dall’aspetto, un po’ menestrello, un po’giullare, un po’ contadino, con il suo copricapo azzurro di lana, la banda di cuoio che dalla spalla sinistra va verso il fianco destro , una fascia rossa in vita, il mantello marrone rossiccio, i braccialetti con campanellini alle caviglie e la collana al collo, si presenta con le sue braccia aperte come espressione eloquente di ospitalità, come incarnazione della tradizione, con gli elementi delle radici ancestrali della civiltà contadina (bisaccia e cupa-cupa), come manifestazione della trasformazione (cavigliere e collana), come identità della Città con la sua voglia di travestimento, di allegria, di condivisione, di miglioramento. I colori ( simboleggianti il rosso- il fuoco e la passione; l’ocra – il vissuto, la memoria; il rosso- marrone- la terra, le origini; il giallo- il sole, l’oro, la promozione dello sviluppo culturale ed economico; l’azzurro-il mare, il cielo e la speranza di serenità) accentuano il significato della maschera che diventa emblema della condizione umana, espressione della sua evoluzione antropologica e delle sue attese per una rinnovata migliore realtà, specchio del Carnevale che cresce. Nicola Andreace / dicembre 2008
Lu Pagghiùsë, una maschera riconosciuta dal Consiglio Comunale di Massafra come Maschera ufficiale del “Carnevale Massafrese” con CC n.109 del 24 –11- 2008
Corredo ed accessori di “LU PAGGHIÙSË” e di “LA COMPAGNA” da uno studio-ricerca di Nicola Andreace
La MASCHERA “LU PAGGHIÙSË”indossa un CAPPELLO di lana di colore azzurro, CASACCA ampia a strisce verticali bianche, rosse e gialle, con collo e polsini bordati di azzurro; in vita, una FASCIA di stoffa di colore rosso; PANTALONI ampi e legati subito sotto il ginocchio a fasce verticali di colore bianco, rosso e giallo (stoffa uguale alla casacca): CALZE lunghe fino al ginocchio di colore azzurro (possibilmente dello stesso colore del cappello e del bordino del collo e dei polsini); al collo una COLLANA di campanellini metallici di color oro; ad entrambe le caviglie BRACCIALETTI anch’essi composti da campanellini sferici, metallici, di colore oro; è consentito anche l’uso di braccialetti e collana composti da sfere di plastica, purché di colore oro; sulle spalle un MANTELLO di stoffa ampio e lungo di colore marrone rossiccio; dalla spalla sinistra scende sul fianco destro una BANDA DI CUOIO marrone scuro ( è anche consentito, in alternativa, l’uso di una banda di stoffa,
però non lucida, sempre di colore marrone scuro).
Sul volto è necessario indossare una MASCHERA che copra gli occhi e il naso con guance bombate e rigonfie, tipica delle maschere della commedia dell’arte italiana, di colore giallo ocra. Nella versione “mascherata economica” è consentito l’utilizzo di mascherina in plastica di colore giallo, purché copra anche il naso. Nella versione maschile è consigliabile, ma non obbligatorio, usare una finta BARBA ricciolina con BAFFI di colore marrone rossiccio. Accessori e “corredo” indispensabili per la maschera sono: ● la BISACCIA, rappresentata da un sacco di stoffa di colore giallo o marrone chiaro, che, suddiviso in due scomparti speculari (uno davanti, l’altro dietro), riempito nella parte bassa, deve riportare nella parte anteriore una toppa con vistose cuciture sovrapposte; ● la CUPA-CUPA,una “capasella” in argilla, chiusa nella parte superiore da pelle di pecora, nella quale è conficcata una canna. Nella mascherata, per motivi economici e di peso, è consentito usare, al posto della “capasella” , un contenitore di plastica, opportunamente dipinto, e , al posto della pelle naturale, un pezzo di stoffa beige; ● sulle SCARPE vanno poste delle soprascarpe di stoffa o pelle, di colore marrone chiaro. È consentito l’uso di guanti di colore giallo ocra o marrone.
● Nella versione femminile, la Compagna di “Lu Pagghiùsë” indossa:
come COPRICAPO un fazzoletto azzurro; CAMICETTA bianca, inserita nella GONNA ampia a fasce verticali di colore bianco, rosso e giallo, della stessa stoffa dei pantaloni e casacca di “Lu Pagghiùsë” ; una FASCIA rossa, stretta alla vita; ampio GREMBIULE azzurro; CALZE di colore azzurro;